C’era una volta una principessa che viveva confinata in un bilocale, senza un balconcino o un piccolo terrazzo che potesse consentirle di leggere un buon libro o ascoltare della musica lasciandosi baciare dai raggi del sole. Passava le mattinate appollaiata sul divano, con la fronte appoggiata al vetro della finestra che durante il giorno filtrava i raggi primaverili in casa. In realtà non era una principessa, o meglio lo era solo perché i capelli color del miele avevano raggiunto quella lunghezza tale per cui avrebbe potuto affacciarsi e sciogliere le trecce .
Ogni giorno quella giovane fanciulla viveva nell’attesa che un aitante Conte, di nome, riferisse alla popolazione quello che tutti aspettavano di sentirsi dire: ‘non ci sono più contagi, aprite ufficialmente le gabbie‘. La fanciulla attendeva quel momento per poter finalmente abbracciare e vedere quelle persone che per lei significano molto più di un cugino di secondo grado di cui non conosce nemmeno l’esistenza. Senza quelle persone da lei amate, non avrebbe mai imparato l’importanza di avere degli affetti stabili nella sua vita.
Nel frattempo, sola tra le mura del castello… ehm volevo dire palazzo… ehm volevo dire casa, sospirava piena di dubbi ed incertezze in merito al futuro, alle conseguenze psicologiche e materiali che sarebbero inevitabilmente scaturite dalla pandemia e a tutti i meravigliosi progetti che aveva riservato per l’inizio del nuovo decennio. Questi pensieri la tormentavano notte e dì, interrotti solo dalle chiamate virtuali e dai messaggi ricevuti da quelle persone che poteva definire casa.
E così, lentamente, scivolarono marzo e aprile, fino ad arrivare al 4 maggio, giornata ufficiale per l’inizio della fase 2, ovvero dove pian piano la fanciulla avrebbe potuto concedersi qualche libertà in più rispetto alla mera reclusione. E fu così che, di tutto punto, lunedì mattina, si recò al parco per concedersi una breve corsetta all’aria aperta. Ma c’era un pensiero che la tormentava: negli ultimi due mesi nel suo vicinato aveva preso forma un appuntamento quotidiano, dove un ragazzo di cui conosceva solo il nome e nemmeno il volto, puntualmente alle 18 diffondeva della musica che esortava tutto il vicinato ad affacciarsi al balcone e a partecipare a quella piccola comunità che ogni volta si riuniva.
La principessa voleva a tutti i costi conoscere l’aitante giovane per ringraziarlo della compagnia di cui aveva goduto nell’ultimo periodo. Fu così che, di ritorno dalla sessione di jogging, sbirciò sul citofono del palazzo per leggere, ahimé, una lista di soli cognomi. Come avrebbe mai potuto rintracciare il misterioso ragazzo? Mentre presa dallo sconforto legge gli ultimi cognomi dell’elenco, trova anche un’iniziale, D. La fanciulla sa che non è affatto un indizio sufficiente, ma ciò non la distoglie dal contattare la sua amica più fidata con un curriculum lodevole in fatto di stalkeraggi, per fornirle le iniziali incriminate.
Presa dalle faccende quotidiane e dimentica dell’episodio, la principessa nota che il display del cellulare si illumina per ricevere la notifica della stalker che, per via di qualche sortilegio, ha effettivamente trovato il giovane rampante! La fanciulla è sinceramente intimorita dalle doti dell’amica, ma al contempo estremamente grata per l’ignobile missione compiuta. In questo modo, apprende che il ragazzo è per metà italiano e per metà brasiliano, e già questo dovrebbe essere parte integrante di qualsiasi descrizione che si rispetti. Ma non finisce qui! Il suo profilo social è tempestato di quadri da lui stesso realizzati… un artista! Un artista italo-brasiliano! I voli pindarici della giovane reclusa avevano già raggiunto l’altezza della stratosfera, così decide di armarsi di cellulare e lasciargli un messaggio… non dimentichiamoci che lo scopo unico della ricerca consisteva nel ringraziare una persona che si era occupato in un certo senso del suo vicinato… quanta magnanimità!
Inviato! La fanciulla cerca di non dare eccessivamente peso alle sue fantasie, turbate da alcuni dubbi difficili da sciogliere ancora: sarà impegnato? E’ attratto dalle ragazze o dai ragazzi? Meglio non pensarci troppo e continuare con la propria quotidianità. Fino a quando il giovane risponde, dicendo di essere contento e ringrazia a sua volta per il messaggio. Fine. Due parole in croce? Tutto qui? La sventurata, delusa dall’italo-brasiliano, decide di archiviare l’accaduto e di prenderla con molta filosofia, realizzando che, anche in periodo di covid, l’amore, immaginato o no, ha la durata di un rutto.
FINE.
Jessica